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Enel contro Greenpeace o Greenpeace contro Enel?

Enel contro GreenpeaceGreenpeace denuncia ormai da anni la politica di Enel concentrata sul carbone e sul nucleare ed Enel contrattacca chiedendo a Greenpeace un risarcimento di 1,6 milioni di € da pagare entro 15 giorni. Solo alcuni giornali locali, e un breve articolo de il Sole 24 Ore hanno dato risalto a questa notizia piuttosto delicata se si pensa che quasi il 32% di Enel rimane nelle mani dello Stato.

Greenpeace da ormai tre anni sta portando avanti campagne contro l’uso del carbone nelle centrali di Enel. Numerose sono state le manifestazioni davanti alla centrale del carbone di Brindisi, il primo impianto in Italia per emissioni di CO2. Il direttore di Greenpeace, Giuseppe Onufrio, ritiene che “il carbone sia la principale causa del cambiamento climatico che, se non fermato, provocherà l’estinzione di massa di migliaia di specie animali e vegetali, e la morte per fame di centinaia di milioni di persone in pochi decenni. Se non si fermerà l’uso irresponsabile del carbone questo fenomeno diverrà incontrollabile ed Enel ha piani per espandere ulteriormente il suo uso”.

Greenpeace accusa Enel di:
- disastro ambientale, per la produzione di gran lunga oltre il limite consentito, di emissioni di CO2 e per l’inquinamento dell’ambiente, ai danni della popolazione locale, dovuto alle polveri rilasciate dal carbone accumulato in un territorio vastissimo;
- associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti pericolosi per lo smaltimento illegale dei rifiuti delle centrali, ancora una volta in Calabria.

Ma Enel non si lascia incastrare e querela a sua volta Greenpeace. Su QualeEnergia si legge che il risarcimento di 1,6 milioni di € è calcolato sulla base del danno, che ammonterebbe a 1,1 milioni di euro, subito da Enel nel 2007 e nel 2009 per aver utilizzato nella propria centrale olio combustibile al posto del carbone, poichè le navi carboniere erano state costrette all’ormeggio per alcuni giorni in seguito ai blitz di Greenpeace. Fulvio Conti, amministratore delegato di Enel, spiega che ”nei giorni in cui Enel ha dovuto alimentare la propria centrale a olio combustibile il costo di produzione è sì raddoppiato rispetto all’utilizzo del carbone (da circa 20 a 40 €/MWh), ma in quei giorni l’elettricità veniva venduta ad un prezzo superiore ai 74 €/MWh.”

Greenpeace, nella piena convinzione di agire negli interessi della comunità e dell’ambiente, risponde pubblicando un sito Enel klima killer” dove è possibile scaricare e leggere tutti i rapporti tecnici e i ricorsi legali prodotti in questi ultimi anni, contro l’uso del carbone.

E tutto questo è accaduto proprio durante la Conferenza di Copenhagen, a cui Enel ha partecipato per pubblicizzare la sua attività di ricerca rivolta all’energia green, o forse di green-washing come puntualizza Greenpeace?



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