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Liberalizzazione: l’acqua del sindaco diventerà privata

L’Italia si è decisa per la liberalizzazione dell’acqua. Investimenti sulla rete idrica sono ormai necessari (reti di acquedotto, fognatura, depurazione, sistema di monitoraggio delle perdite di rete): si stima che per l’intero territorio nazionale il volume degli investimenti programmati sia di oltre 60 miliardi di euro, pari a 35€ per abitante l’anno paragonabile a 10 ponti sullo Stretto di Messina.

Ma chi gestisce l’acqua al momento? I comuni italiani, attraverso l’ATO, svolgono localmente l’attività di gestione dell’acqua. L’ATO (Ambito territoriale ottimale), di cui spesso gli stessi comuni sono soci, predispone il Piano di Ambito, programma gli investimenti da realizzare, affida il servizio, supervisiona la società di gestione e determina le tariffe. Nella maggior parte dei casi sono gli stessi comuni ad essere proprietari di tutto o in parte della società di gestione.

La gestione locale dell’acqua ha indubbiamente il vantaggio di raggiungere soluzioni più adatte alle reali necessità territoriali.

E chi gestirà l’acqua in futuro? L’articolo 15 del decreto Ronchi prevede che “la gestione dei servizi pubblici locali sarà conferita in via ordinaria attraverso gare pubbliche e la gestione in house sarà consentita soltanto in deroga e per situazioni eccezionali” e dietro parere preventivo dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato.

Il governo vuole inoltre istituire un organismo di regolazione e vigilanza delle tariffe del settore idrico: forse sarà il Co.Vi.R.I. o forse l’Autorità per l’energia e il gas (AEEG).

Secondo le previsioni di Governo, “la quota di capitale in mano pubblica deve scendere sotto il 30% , lasciando spazio ai privati. Una novità che da una parte fa gola a molte utility, interessate ad allargare il proprio business nel settore del cosiddetto oro blu.” (Ansa)

Curiosità all’italiana:

  • 8 milioni di cittadini non hanno accesso all’acqua potabile
  • 18 milioni bevono acqua non depurata
  • le perdite d’acqua sono salite al 37%, con punte apocalittiche al Sud

Come si legge su La Repubblica.

Consiglio anche la lettura di quest’articolo de Il Sole 24 Ore sui milioni di € e miliardi di m³ d’acqua persi ogni anno in Italia.



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